01Dove nasce l’idea
Da un sospetto: che le persone più brave a prevedere ciò che accadrà siano spesso le meno preparate quando accade davvero.
Ernesto misura distanze, probabilità e silenzi. Agnese interpreta esitazioni, fughe e meccanismi di difesa. Entrambi possiedono strumenti molto sofisticati per comprendere gli altri e sorprendentemente pochi per sopravvivere a sé stessi.
02Perché questo titolo
Un posto accanto può essere libero, occupato, atteso oppure difeso con il cappotto per evitare che qualcuno si sieda.
Il titolo parla dello spazio che lasciamo agli altri, ma anche del peso che rischiamo di caricarci sopra quando finalmente arrivano. A volte la parte più difficile non è trovare qualcuno. È non scappare quando si siede.
03Perché Genova
Perché Genova è una città che costringe le persone a stare vicine facendo finta di tenerle lontane.
Le strade si stringono, i palazzi si guardano dentro, le salite impediscono qualsiasi fuga dignitosa e il mare compare alla fine di una strada come un’opinione non richiesta. È il luogo ideale per due persone che difendono le distanze mentre la geografia lavora contro di loro.
04Il primo personaggio
Ernesto è nato dall’idea di un foglio di calcolo che, contro ogni previsione, sviluppa dei sentimenti.
È un uomo convinto che ogni problema possa diventare tollerabile se trasformato in dati. Poi incontra Agnese, che dei problemi umani conosce il nome tecnico ma non sempre l’uscita di sicurezza. Renato, naturalmente, era già lì e sostiene che senza di lui non sarebbe cominciato niente.
05Un dettaglio che potrebbe sfuggire
All’inizio Ernesto conta per controllare il mondo: minuti, probabilità, risposte e silenzi.
Poi i numeri cominciano lentamente a tradirlo. Continuano a essere esatti, ma smettono di spiegare ciò che gli sta succedendo. Nel romanzo le misure non scompaiono: semplicemente, a un certo punto, non bastano più.
06Come nasce la colonna sonora
La storia ha cominciato a chiedere della musica prima ancora di essere finita.
I sedici brani seguono il romanzo come note a margine: Tinder, jazz, Natale, cadute, attese e un gatto che ritiene il blues una forma particolarmente accurata di anamnesi. Non raccontano le scene. Conservano ciò che rimane quando le parole hanno già fatto abbastanza.